Paolo Cozzi – Pallavolista – Oro Olimpico Atene 2004. Oro Europei 2003 e 2005. Coppa Italia 2005/2006.

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Paolo_CozziD: L’argomento è lo stress: quali sono gli elementi secondo lei, che provocano stress nell’ambito sportivo a livello dilettantistico e agonistico?

R: Lo stress sicuramente a livello giovanile a livello di ragazzi a volte è dovuto solo dall’emozione, al fatto che sei in campo a giocare, che vengono a vederti i genitori, gli amici, la paura di non far bene, è uno stress diverso rispetto a quando giochi a livello agonistico. Diciamo che è più genuino. Più difficilmente controllabile.

Anche l’allenatore ha il suo peso. Quando avevo 14 anni la fonte maggiore di stress era il mio allenatore. Era bravissimo, ma era molto severo. E’ colui che mi ha formato come atleta, ma quando stava in panchina mi metteva ansia e giocavo male. Il timore e il rispetto che incuteva si rifletteva sulle prestazioni in campo, tant’è che la squadra giocava meglio quando lui non c’era.

Ad alto livello è più tensione/stress mentre a livello giovanile è più emozione/stress.

A livello giovanile, in una finale,  anche un palazzetto dello sport con 100 persone è qualcosa di nuovo, è un incominciare ad affacciarsi col pubblico ed è un fattore di stress.

Un altro motivo di stress per i giovani atleti sono i genitori. A volte i genitori scaricano sui figli delle aspettative alte, i loro sogni, e a volte il ragazzo gioca per soddisfare le aspettative dei genitori più che per se stesso e più sale il livello e più ci sono famiglie che vanno a scaricare sui figli tutte le loro tensioni. Questo è un fattore che non riesci a controllare da giovane, non hai i mezzi, ci sono ragazzi che riescono a gestire i genitori (magari non li vogliono in campo) e altri che sono più timorosi a far vedere ai genitori il proprio aspetto emotivo in campo. Nella fase giovanile c’è molta emotività in questo senso.

Lo stress è un termine poco accettato nello sport, perchè richiama un qualcosa di “medico”, si parla più di tensione e ad alto livello i motivi possono essere tanti, tensione prepartita, le pressioni  ecc.

In teoria sei preparato a gestirla crescendo, e ormai tutti gli allenatori delle squadre hanno  la capacità di comunicazione e gestione dell’atleta a largo spettro e riescono a comunicare tranquillità alla squadra.

A livello agonistico anche la pressione dei media, può caricare l’atleta di aspettative e se te le crei giusta è facile da gestire ma se ti crei obiettivi alti e poi non lo raggiungi  è più difficile. Nello sport di squadra la tensione è distribuita su tutta la squadra. A volte è positivo a volte è negativo.

Nello spogliatoio senti com’è la squadra, si sente proprio la soglia di concentrazione e di tranquillità. Noti i cambiamenti umorali dei giocatori. È l’allenatore che qui fa la differenza e che deve cogliere i segnali e tranquillizzare i giocatori.

D: Quali sono i fattori maggiori di stress a livello di atleta?

R: A volte ci creaiamo da soli la tensione se ad esempio la squadra avversaria ha un giocatore temibile che so essere più forte di me, mi deprimo ancora prima di giocare. Ma è una cosa che ti crei tu mentalmente, che ti rende meno lucido. Bisogna avere fiducia in se stessi. A volte i muri ce li costruiamo da soli. E qui l’allenatore ti aiuta molto a sbloccare il meccanismo negativo.

A me piace fare l’esempio delle sabbie mobili: se ci finisci dentro tendi ad agitarti e questo ti fa sprofondare di più. Quando sei in ansia sprecare troppe energie a volte non è benefico, io personalmente, uso molto la respirazione.

Lo stress è nella tua testa , imparare la respirare meglio e concentrarti sul tuo corpo aiuta molto. Perdere concentrazione è deleterio.  Quando pensi di essere sulla strada della vittoria e ti rilassi troppo diventa un boomerang e rischi di perdere. Difficile è restare concentrato.

Se incanali lo stress in maniera giusta puoi anche migliorare le prestazioni. A volte anche il gioco dell’avversario ha il suo peso. Se l’avversario gioca bene anche noi giocheremo bene e ci divertiremo. Più la partita è combattuta più tendi a giocare meglio e lo stress e la tensione diventano la tua spinta. A volte quando giochi contro una squadra minore, ti autolimiti per non sembrare arrogante e alla fine rischi di fare una partita medriocre. È più difficile giocare contro una squadra minore che contro una squadra al tuo livello o superiore. Nessuno ti obbliga a fare uno sport, l’hai scelto tu, quindi occorre dare il meglio.

E’ bene darsi comunque degli obiettivi, occorre sentirsi all’interno di un progetto. Quando arrivi al traguardo lo vivi con più serenità, con meno stress, più lucido.

D: Lo sponsor ad alto livelllo può essere un motivo di stress?

R: E’ molto personale, però si, lo sponsor ha il suo peso. Soprattutto quando sei molto giovane e vieni molto pagato, devi dimostrare di meritartelo e ti senti sotto esame ad ogni partita. Crescendo, impari a gestire anche queste problematiche, perchè ti senti più sicuro e gestisci meglio le tue responsabilità.

daytona volley cozzi con medaglia

D: Allenamento e partita: due ambiti diversi, cosa cambia per l’atleta a livello emotivo?

R: Personalmente ho avuto degli allenatori che usavano la tecnica di metterti molto sotto pressione in allenamento, tanto che quando arrivava la partita mi sentivo quasi rilassato. In questo caso lo stress era maggiore in allenamento che in partita, però con me funzionava perchè arrivavo in partita che mi sentivo preparato. L’allenamento fatto bene è quando sei stanco e non quando sei più rilassato, perchè riuscire a fare bene quando non sei in forma è più stimolante che quando sei al 100%.

D: Quali strategie si possono adottare per combattere lo stress del pre partita e della partita?

R: A volte un giocatore sente che gli sta succedendo qualcosa ma non ha gli strumenti per capire, l’allenatore, il mental coaching e/o lo psicologo dello sport possono aiutarlo a capire. Sicuramente per quanto mi riguarda uso moltissimo la respirazione e l’ascolto del corpo. Devi trasformare la tensione in qualcosa di positivo, non averne paura e non cercare di scacciarla a tutti i costi. Prendere atto del fatto che la tensione c’è e gestirla. Lavorare con un mental coah aiuta molto.  In Italia ci stiamo un po’ aprendo adesso anche a queste figure nell’ambito sportivo, perchè è una realtà di fatto che le tecniche di rilassamento aiutano. Certo ogni atleta è diverso, occorre capire cosa serve ad ognuno ma è un bel segno di apertura che molti allenatori e società abbiamo inserito questa figura all’interno dello staff.

Intervista di Alessandro Russo, Federico Rescio e Michele Vagli

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