INTERVISTA A VITO COACH CLUB VOLLEY92 PIACENZA

clubvolley92D: Come descriverebbe la sua squadra?

R: Diciamo che è una squadra molto diversificata come caratteri, perché siamo tutti diversi quindi, mi ritrovo un gruppo che è formato anche da ragazze che non sono cresciute in questa società e di conseguenza le ho ereditate, con caratteri che ho dovuto scoprire strada facendo negli ultimi due anni. Caratterini anche un po’ particolari, perché abituate a vivere un allenamento e una discesa in campo molto molto concorrenziali.

Non hanno spirito di squadra e quindi ho dovuto lavorare su questo e far loro capire che per me è importante il gruppo e che assolutamente non voglio prime donne perché  secondo la mia valutazione scenderà in campo chi è in grado di dare il contributo migliore alla squadra

D: Ok, quindi all’inizio erano un pochino più frammentate come comportamento…

R: Si hanno dovuto integrarsi e hanno fatto anche un po’ fatica…di questo me ne accorgevo negli allenamenti e nel rapporto che vedevo anche tra le atlete stesse.

D: Quindi ha dovuto imparare a conoscere le sue giocatrici e creare un legame anche tra loro; invece come percepisce il rapporto che ha con la sua squadra?

R: Innanzitutto io chiarisco sempre con le squadre che allento che il mio obiettivo è quello di farle crescere tecnicamente. Stiamo praticando uno sport di squadra, uno sport molto veloce perché le azioni si svolgono in tocchi velocissimi, quindi l’intesa di squadra deve essere molto molto alta e il mio ruolo è quello di cercare di far convergete tutti verso un obiettivo che è quello di avere una coralità mentre si gioca e, se è possibile, anche fuori dal campo.

D: Quindi loro si fidano di lei o comunque si rivolgono a lei…

R: Si ovviamente, diciamo che se non c’è fiducia, non potrebbero stare in squadra o io non potrei allenare una squadra.

D: Parliamo ora di stress, che cos’ e secondo lei? Come lo vede nell’ambito sportivo?

R: Nell’ambito sportivo lo stress dipende molto dall’incapacità a volte della squadra stessa, di esprimersi come invece può fare, o fa, in allenamento o in altre partite e quindi, quando non si ottiene questo standard di resa e attenzione, si può percepire stress. A quest’età in una squadra di divisione hai sempre ragazze che sono già impegnate nel mondo del lavoro o nel mondo scolastico e che quindi a loro volta hanno già degli stress diversi che portano anche in squadra e qui…un lavoro può diventare veramente stressante, che è quello di…fare un allenamento a cui rispondano tutte…

D: Le è capitato di percepire un livello di stress abbastanza alto in alcuni membri della squadra o proprio in tutta squadra?

R: In tutta la squadra no, diciamo in alcune giocatrici, che sono prese da altre situazioni che non sono quelle relativi allo sport ma sicuramente  influenzate dal mondo del lavoro, dallo studio, dalla famiglia…perché poi ci sono anche situazioni che nascono all’interno della famiglia….e quindi può capitare di vedere una squadra che non funziona bene o funziona a metà.

D: E’ più frequente che questo fenomeno si verifichi in partita o in allenamento, o in entrambi i casi ugualmente?

R: In partita. A volte sono costretto a far delle scelte proprio notando che c’è un’incapacità di attenzione dell’atleta riguardo a quello che sta succedendo in campo.

D: E a proposito di queste scelte, come agisce in caso si accorga di un livello troppo elevato di stress?

R: Diciamo che io ricopro una posizione di forza. L’allenatore ha il dovere, e anche la possibilità, di fare delle scelte che sono indiscutibili. In campo ci va chi dico io e quindi di conseguenza, se vedo che l’atleta non risponde adeguatamente, pur dandogli delle opportunità, dei consigli e delle possibilità sono costretto a sostituirlo.

D: Quindi preferisce sostituire un elemento in questo caso?

R: Sì, anche più di uno se necessario!

D: Un’atleta che viene sostituita in partita come si sente? Accusa di più il colpo?

R: Si, può accusarlo, specialmente se è una titolare. Noi parliamo di una squadra che ha delle titolari fisse e quindi, se una gioca sempre, quando la sostituisci  si vede che lo stress o la frustrazione la coglie in pieno, magari con delle reazioni forti che possono pregiudicare le sue prossime partite.

D: Una specie di punizione, tra virgolette…

R: Lo stress non deve prevaricare il rispetto, non deve mai mancare l’educazione verso gli altri.

D: Quali frasi di solito usa per incoraggiare la squadra in questi casi?

R: Il mio modo di fare è assolutamente quello di non urlare con la squadra, perché in alcuni momenti sentire l’allenatore che si arrabbia diventa ancora più avvilente e non permette la resa migliore, quindi cerco di colloquiare facendo vedere dove sono gli errori che stanno commettendo e se l’atleta, recupera, allora la lascio dov’è.

D: Se invece si focalizzasse su se stesso: cos’ è per lei più stressante come allenatore, sia in partita che in allenamento?

R: In allenamento lo stress non lo avverto subito, lo avverto quando ho finito, quando tiro le conclusioni di come è andato l’allenamento di chi non mi ha dato risposte. Lo stress maggiore lo hai in partita soprattutto quando ti accorgi che la squadra non gira come potrebbe e quindi di conseguenza, per carattere, per scelta, non urlo con loro e tenendo tutto dentro alla fine mi sento bollire come l’acqua a 100 gradi!!!

D: Vincere o perdere una partita influenza di più il livello di stress generale?

R: Questo è uno sport dove una squadra deve vincere per forza, non c’è possibilità di pareggio, quindi di conseguenza, se la mia squadra ha giocato bene e vedo che l’altra squadra era veramente più forte ed era più preparata, pazienza, accetto la sconfitta senza pormi problemi, ne discuto poi con le atlete per analizzare dove siamo stati carenti. Ecco questo è un momento stressantissimo, il riesame della partita, perché nell’esaminare la partita devi necessariamente come allenatore indicare dove sono stati gli errori dei singoli che si sono ripercossi sulla resa della squadra.

D:  Il pubblico, il fatto di sentirsi osservato le suscita qualche reazione? Quali?

R: No le decisioni le prendo comunque io e, forse per un’esperienza abbastanza lunga, il pubblico non mi influenza assolutamente, almeno sulle scelte che devo fare per la squadra. Anche le atlete ormai a quest’età non risentono molto del pubblico. Ci può essere qualche momento in cui un genitore  incita la propria figlia a non commettere errori o a fare altro e quindi lì c’è uno stress che riguarda più l’atleta in questione che me.

D: A questo punto l’intervista è conclusa. Vuole aggiungere qualcosa, le viene in mente altro in merito allo stress?

R: No, come dicevo prima ritengo che l’importante sia il gruppo e quindi l’intesa forte della squadra e quando mi accorgo che ci sono atteggiamenti che vanno contro questa direzione, mi tocca intervenite e la situazione è sempre veramente di altissimo stress se vogliamo….perché devo scegliere le parole giuste da dire alle ragazze (che non sono più bambine), per non offendere nessuno ma mettendo in evidenza tutti gli errori.  Bisogna farlo, stando comunque attenti a non urtare la sensibilità di nessuno. Questo per me è stressante, più che l’esame della partita, la partita stessa, la sconfitta o la vittoria…

Annunci