INTERVISTA A LORENZO, COACH GASC SESTESE

gascsesteseD: Iniziamo rapidamente con un pensiero sullo stress. Secondo lei, nell’ambito della pallavolo, cos’è lo stress? Cosa comporta e come si manifesta?

R: Lo stress vero e proprio si concepisce più come un’ansia da prestazione, soprattutto prima della gara. Fondamentale per l’atleta  è l’aspettativa dell’allenatore e il rapporto con i  compagni di squadra. Inoltre durante la gara, quando sei fortemente sotto stress non riesci a fare la stessa prestazione che normalmente faresti in allenamento. Ad esempio se durante l’allenamento fai dieci su dieci in un esercizio, sotto stress, quando gli avversari ti martellano sul campo, fai due su dieci.

D: Riesce a definire lo stress percepito sul singolo elemento della squadra, o anche nella squadra considerata nella sua totalità? Secondo lei ci sono delle differenze?

R: La pallavolo è uno sport di squadra, percui anche se un solo giocatore su sei risulta molto ansioso o  stressato, questo pregiudica la prestazione di tutta la squadra. Vuol dire che hai perso una percentuale della squadra e anche solo un 20% in meno è troppo.  Per cui lo stress di un giocatore prevedere già di stressare tutta la squadra.

D: Quindi secondo lei, lo stress, si può manifestare sia in allenamento, sia in partita? È diverso?

R: In allenamento, lo stress è solo il rapporto che c’è tra giocatrici e allenatore. Io cerco di tenere un rapporto distaccato con le mie giocatrici, per tenerle sotto il giusto stress. Se uno famigliarizza troppo in allenamento, loro non sentono lo stress e non sanno gestirlo poi in partita. È per quello che cerco sempre di tenere un rapporto distaccato con le giocatrici. Per cercare di creare stress già in allenamento.

D: Perfetto. Quindi, lei le tiene sotto stress già in allenamento per prepararle alla partita. Ottimo. Usa delle strategie per gestire lo stress? Cioè, motivazione, fa dei discorsi, alcune tecniche particolari di allenamento?

R: Motivazione assolutamente sì. Nel senso che cerco di far capire alle mie giocatrici i punti in cui siamo competitivi, e i punti in cui non siamo competitivi senza focalizzarsi su questi ultimi. Se non siamo competitivi su un fondamentale, se lo sbagliamo, qui non è un problema di stress. Il problema è riuscire a mantenere lo stress su ciò che sappiamo fare. Mentalmente le indirizzo molto.

D: Ok. Quindi diciamo, dà molta importanza a questo aspetto..

R: Assolutamente si, l’aspetto di mental coaching è fondamentale anche a basso livello perché gli atleti che hai non hanno subito, diciamo, una selezione. Al nostro livello la selezione è quasi nulla. Chi viene gioca, nelle varie squadre della società… non è che dici ad un’atleta “non venire”. Per cui l’aspetto motivazionale è fondamentale se vuoi ottenere qualcosa. Poi se la cosa non ti interessa, lasci perdere.

D: Invece, per quanto riguarda lei, percepisce stress durante gli allenamenti, durante le partite…?

R: No.

D: Non c’è nulla, non so, il pubblico, le aspettative…

R: No assolutamente niente.

D: Può farmi un esempio di qualche frase, qualche parola o discorso, qualche termine che usa quando prepara le ragazze ad una partita? Fa riferimento a qualche momento, alle partite precedenti…?

R: No, le partite precedenti mai perché cerco di analizzare gruppi di 3/5 partite. In quando la nostra performance è molto influenzata dalla qualità dell’avversario. Per cui, se giochi una partita contro una squadra scarsa ti sembra di essere forte, mentre se giochi una partita contro una squadra forte, ti sembra di essere scarso. Cerco di motivare le ragazze convincendole che le squadre contro cui giochiamo sono al nostro livello, e se sono lì, sono come noi. Quindi il segreto è non sentirsi mai inferiori.

Questo vuol dire che se una giocatrice avversaria ha un fondamentale forte, ad esempio come l’attacco appariscente, non voglio sentire dalle mie giocatrici dire “non la batteremo mai”. No. Quello no. Cerco di dire, se sbagliamo una ricezione non è un problema. Io sono un allenatore che non faccio quasi mai cambi, se non a livello tattico. Difficilmente cambio giocatori sotto stress. Non lo faccio, lascio che finiscano il set. Poi il set dopo ci ripenso… gestisco così, anche singolarmente cerco sempre di accompagnarle durante il gioco, dico “guarda che batte su di te, stai attenta, rimani concentrata, cura quella lunga…”. Da un po’ di anni nella pallavolo rimani in piedi a bordo campo. Per cui hai un contatto molto più diretto con le tue atlete di quanto non avveniva quando si stava seduti in panchina. Da quando hanno fatto questo, l’allenatore può influenzare molto di più la performance dell’atleta, sicuramente.

D: Ok, io so che lei è arrivato da poco, quindi non so se riesce a descrivermi un po’ la squadra. Nel senso, è unita non è unita, che rapporto percepisce?

R: Allora, singolarmente le giocatrici sono molto disponibili ad imparare, non so se influenzate dalla differenza di età o dalla differenza di esperienza di gioco. Quello sicuramente. La squadra non è molto unita anche se c’è l’obiettivo comune della vittoria. Al momento  ognuna va un po’ per conto suo.

D: Ha intuito per quale motivo? Quale potrebbe essere un eventuale fattore che porta a questa situazione?

R: Beh, stanno giocando in una categoria che non è la loro. Sono in una categoria troppo alta, non hanno ottenuto risultati per tre, quattro mesi… il morale è sceso e adesso si trovano me, che oltre a farle giocare bene voglio anche il risultato. Quindi, le sto tenendo abbastanza sotto pressione e vedremo quanti mesi o settimane durano. Come dicevo, io sono uno che martella molto, sono molto preciso su tutte le posizioni su quello che vuole ogni giocatrice. Purtroppo le metto anche davanti alla realtà. Cioè se dico “tu sei forte in ricezione, non preoccuparti di attaccare, attaccherà un’altra.” Queste cose da giocatore non ti fanno molto piacere, finchè non capisci che posto occupi nella squadra. Bisogna che ognuno capisca che posto occupa nella squadra. Questo è fondamentale. Io ho il mio posto, loro il loro posto.

C’è molto lavoro da fare, bisogna capire bene come gestire il gruppo. Almeno, come vorrei gestirlo io. Poi, sono qua da sole due settimane…

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