Lo Stress

donna-stressCos’è lo stress?

Tecnicamente il termine stress deriva dagli studi applicati di ingegneria meccanica e fa riferimento al concetto di “sfregamento di materiali, logorio“.

Applicando questa definizione agli individui, ci rifacciamo invece all’espressione  coniata da Selye (1956), per il quale lo stress è “una risposta aspecifica di attivazione esibita dall’organismo quando deve  affrontare un’esigenza”.

Selye  ipotizza l’esistenza di una configurazione generale di risposta allo stress, indipendente dalla fonte di stress, che aiuta la persona a fronteggiarlo, detta “Sindrome Generale di Adattamento” (General Adaptation Syndrome)

Lo stress è quindi una reazione fisiologica agli eventi quotidiani della vita. È una risposta adattiva che può assumere aspetti positivi o negativi.

EUSTRESS – stress positivo, una reazione ad un evento che induce attivazione.

DISTRESS – stress negativo, produce attivazione eccessiva del fisico e che a lungo andare porta alla comparsa di vari disturbi fisici (ad esempio le malattie psicosomatiche).

Quali sono le fonti di stress?

Sono le richieste dell’ambiente che la persona deve fronteggiare, dette anche fonti di stress o stressor, e possono essere molto diverse tra loro, ma ascrivibili ad almeno 2 macro categorie:

  • Fonti fisiche (es. deprivazione dei bisogni fisiologici, fame, sete, sonno; stimoli sensoriali, rumore, vibrazioni, stimoli dolorosi, situazioni di pericolo, malattia)
  • Fonti psicologiche (es. eventi della vita ed eventi traumatici, le difficoltà, i conflitti, i successi e gli insuccessi, i cambiamenti, l’isolamento sociale)

All’interno dell’ambito sportivo, Janke (1976) individua 5 categorie di stressor:

  • Stressor esterni: legati all’ambiente (es. sport acquatici, sport in ambienti estremi); alla deprivazione sensoriale (es. cuffie nel tiro a volo); al rischio di infortuni.
  • Stressor dovuti alla deprivazione dei bisogni primari (es. fuso orario che può disturbare il sonno, condizioni climatiche non ottimali).
  • Stressor da prestazione: eccessiva pressione fisica e psichica, eccessiva monotonia e ripetitività degli allenamenti, gli insuccessi.
  • Stressor sociali: i conflitti (es. con allenatori, compagni, genitori, altre figure di riferimento o con la scuola), l’isolamento sociale (es. continui viaggi, molti impegni possono portare a trascurare gli affetti).
  • Altri stressor: processi decisionali difficili, incertezze sul proprio futuro agonistico, ecc.

mondo

Le teorie di Janke sono state un ottimo punto di partenza per capire che i fattori scatenanti dello stress negli atleti sono simili per tutti gli sport di squadra. In particolare la competizione con gli altri giocatori, la pressione dell’allenatore, le assenze da casa per le trasferte, le aspettative dei fans, e non da ultimo, per gli atleti professionisti, anche la pressione degli sponsor.

Questi fattori se non gestiti in modo positivo, possono portare gli atleti ad avere vari disturbi, quali ad esempio problemi di insonnia, aggressività eccessiva, abuso di alcool o droga fino all’assenteismo dagli allenamenti o dalle gare. In casi più gravi anche depressione e tentativi di suicidio.

Cosa succede all’individuo stressato e in particolare agli atleti?

A livello fisico qualsiasi situazione stressante produce a livello dell’ipotalamo, lo stimolo a produrre CRH (Corticotropin Releasing Hormone) che a sua volta stimola l’ipofisi a secernere l’ormone ACTH (Adeno Cortiso Tropic Hormone) ossia il cortisolo.

Più alto è lo stress più alta sarà la produzione del cortisolo.

A causa di questo aumento l’atleta può incorrere in tutta una serie di disturbi, tra i quali, disturbi del sonno, incapacità di recupero fisico, disturbi alimentari, disturbi fisici (quali malattie psicosomatiche) che vanno ad influire sulle prestazioni sportive.

L’ansia e lo stress sono sempre negativi? No, a volte sono positivi.

emotions-401406_1280Secondo l’approccio idiografico di Hanin (1980) ciascun atleta è influenzato in maniera personale dalle emozioni, come spiegato nella teoria della zona individuale di funzionamento ottimale (IZOF), Individual Zone of Optimal Functioning, ossia ogni atleta possiede una zona in cui il livello di ansia o di stress diventa ottimale per la sua prestazione.

L’ansia aumenta lo stato di vigilanza, influisce sull’attivazione emotiva, spingendo l’individuo ad anticipare ed affrontare gli eventi con le strategie più adeguate.

La zona è Individual perchè ogni atleta percepisce in maniera differente il livello di attivazione e l’ansia può essere più o meno funzionale a seconda di questo livello.

La zona  – Zone è un range di valori entro i quali la prestazione diventa ottimale – Optimal Functioninga seguito dell’attivazione; fuori da questa zona la prestazione decade.

L’approccio di Hanin permette di individuare una serie di emozioni (positive e negative) che possono portare all’attivazione o disattivazione dello stato di ansia e determinare quindi quali emozioni permettono il raggiungimento di una migliore prestazione sportiva.

Cei (1998) attraverso una serie di interviste fatte agli atleti, conclude che sono le emozioni positive ad attivare le migliori prestazioni perchè inducono fiducia in sè stessi e aumentano l’autoefficacia e che quindi andrebbero stimolate prima di ogni gara.

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